Mind the bridge (Messina-Reggio Calabria)

La giornata di sabato 7 è stata l’epilogo di un gran bell’evento.

Purtroppo mi sono persa la sezione di venerdì perché a lavoro (impossibilitata anche a collegarmi in streaming per via del filtro aziendale a cui non è piaciuta la parola “chat” del link al corrieretv).

Però quel che ho visto sabato mi ha comunque lasciato intense pennellate impressioniste che proverò a dipingere di seguito.

Ho visto ragazzi (più o meno) convinti dei propri progetti, forse più dell’idea in sé che della sua reale realizzazione. Hanno parlato di mercati target potenziali valutati in billions ma erano lì a chiedere appena 150.000€ facendo sorridere i Venture Capitalist e i Business Angels in platea.

Mi ha fatto tanta tenerezza vedere i complimenti e le pacche sulle spalle che i finalisti delle startups in concorso si scambiavano dopo ogni presentazione del loro 5-minutes pitch, si capiva che più che in competizione erano stati compagni di (av)ventura accomunati dalla speranza che il viaggio non finisca lì.

Ad un certo punto, mi sono ritrovata casualmente a rispondere a Beppe Severgnini poco prima di salire sul palco per la sua intervista ad Alberto Sangiovanni-Vincentelli . Beppe stava chiedendo quanti stranieri (più o meno) potevano esserci in sala. Gli ho risposto “parecchi, a cominciare da me, siciliana”.

No, non era una battuta, ovvero lo era.. ma fino ad un certo punto.

Il punto che (caro Beppe) non sono riuscita ad argomentare sul momento è che il messaggio che io ho colto unendo tutti i segnali di fumo (denso) che ha avvolto la sala in quella mattinata è stato:

“Fiorentini, veneti, sardi e siciliani di belle speranze, voi e le vostre idee, venite in America, trasferitevi, imparate a strutturare i vostri sogni e le vostre idee, investite questi 10.000eur per 2 mesi live negli States, imparate a proporvi – come suggerito da Vincentelli – come the next 3-million-dollars Company (e in platea i Ventures ad annuire sornioni). Oppure, se vi accontentate di 50.000€ prendete il vostro sacco a pelo e trasferitevi a Ca’ Tron, non vi daranno la macchina ma un bel trattorino per tagliare l’erba sì. Se è anche il vostro hobby.. siete a cavallo”.

L’applauso finale alla Fondazione Mind The Bridge è stato fatto di cuore.

Grazie perché anche se siamo (ancora) lontani dalla creazione di un ecosistema imprenditoriale italiano che favorisca l’investimento nell’innovazione e nelle nuove giovani idee.. da qualche parte per costruire questo ponte verso la “terra delle opportunità” (qualsiasi essa sia) si doveva pur cominciare.

Il grande merito di questo progetto sta da un lato nella sensibilizzazione sul tema, nelle riflessioni su inefficienze e divari, primo passo per poterle “accorciare” e, dall’altro, sulla possibilità di portare sul palco idee, sogni e progetti Made in Little Italy anche solo per spingere questi giovani talenti a mettersi alla prova, prendere consapevolezza e capire che

“Quello che conta non è tanto l’idea, ma la capacità di crederci fino in fondo” (Ezra Pound)

Al di là dell’ironia su Ca’ Tron, standing ovation per H-farm, piccola grande (e seria) speranza per gli startupper italiani in un quadro generale pressoché apocalittico.

Grazie all’augurio di Serendipity di Beppe che ho preso come personale e me lo sono gelosamente portato a casa per farlo fermentare per 24h.

Un sentito grazie anche a Jari che mi ha galantemente ceduto l’ultima brioche alla marmellata durante il break.

Flashback

11 anni fa il ponte che univa la Sicilia al  “Continente” non c’era (e spero mai ci sarà). Ho dovuto prendere un aereo, credere nel mio progetto di vita e partire. Eppure ogni volta che sento di qualcuno che decide di investire concretamente nello sviluppo della Mia Terra ne sono estremamente orgogliosa e gongolo un pò. Perché so bene di quanta capacità (o lucida follia che sia) di crederci ancora più a fondo ci vuole.

I veri Italiani di Frontiera sono quelli che restano.

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7 risposte a “Mind the bridge (Messina-Reggio Calabria)

  1. Scrivo con entusiasmo su questo blog, dopo aver ricevuto tra la posta in arrivo l’incipit a “Mind the bridge (Messina-Reggio Calabria)” e, incuriosito, aver dato uno sguardo di default al blog e al profilo, noto con piacere molte affinità. Innanzi tutto, la nostra baudelairianamente affascinante e maledetta terra di Sicilia (quando imparerai a redimerti tierra mia.. ?). Una testimonianza di viaggi ed esperienze ai confini del mondo spiccatamente variegata e una passione per quello che era, alle origini, una semplice opera di outsiders e “geeks”, il Web 2.0. E a proposito di ciò vorrei spendere qualche riga. Dopo aver ricevuto scarso entusiasmo, a testimonianza del livello di interesse nutrito dagli ambienti accademici istituzionali, nella stesura di una tesi specialistica dal titolo “ Virtual social networks and open innovation”, mi assurgo a testimone oculare dello stato mentale patologicamente vecchio del nostro paese Italia in tema di innovazione e imprenditorialità tecnologica. E dire che il lavoro fosse maturato tra le mura di Via Sarfatti, “tempio italiano” per le scienze economiche.
    Al momento, non so quale sia la formula magica per ribaltare questo stato di cose, e infatti proprio di questo si interloquiva al weekend organizato dall’illustre Marinucci. Sta di fatto che una rivoluzione culturale strutturale, che liberi le ferventi ed entusiastiche energie dei giovani e che dia spazio a idee creative, è assolutamente improcrastinabile. Lo stesso Da Vinci, sosteneva che “sono le idee a muovere il mondo”. Ma allora era pieno Rinascimento per l’Italia, oggi è la fase, dissoluta e amorale, del tardo periodo della Roma imperiale.

    • Ciao Gianluca, se posso.. ma che “bel personaggio che sei”! Il piacere di ospitarti qui è tutto mio, ovvio, a buon rendere (ti ho sbirciato eh?)!
      Capisco il tuo disappunto e disillusione generale, anch’io ho studiato nel tuo stesso “tempio“, ma ti assicuro che anche lì ci sono professori illuminati come Francesco Saviozzi e Paola Dubini, ti invito a partecipare alle loro conferenze, scoprirai che seppur con il dovuto e cauto approccio “accademico” anche quel tempio ha le finestre aperte e si lascia attraversare dalle correnti dell’innovazione.
      Dall’altro ti dò una buona notizia, i giovani nel frattempo non stanno a guardare, investono le loro “ferventi ed entusiastiche energie” per incontrarsi e confrontarsi (e anche spesso) su queste tematiche, in modo più o meno organizzato, nel web e (soprattutto) di persona e sognano una “rivoluzione” che venga dal basso, che non sia “concessa” ma guadagnata.
      Mi sembra di capire che tu ti sia appena laureato, ti invito fin da ora al prossimo barcamp , incontrerai appassionati lavoratori che guardano al futuro e interlocutori ben più preparati di me sulla faccenda.
      Scoprirai così che magari più che nel tardo periodo della Roma Imperiale siamo in un pieno Illuminismo che va vissuto per strada e non in accademia!
      Ci vediamo lì 😉

  2. “….ma che “bel personaggio che sei” ” grazie!

    “…ti assicuro che anche lì ci sono professori illuminati come Francesco Saviozzi e Paola Dubini, ti invito a partecipare alle loro conferenze..” sarà, ma mi continuo a chiedere, perchè una tale professoressa illuminata abbia deciso di *staccare la corrente*( per continuare la rima con la metafora dell’illuminazione) e sopravvivere di rendita da posizione, proprio quando l’ho investita del ruolo di relatrice del mio lavoro..Bah

    “.. seppur con il dovuto e cauto approccio “accademico” anche quel tempio ha le finestre aperte e si lascia attraversare dalle correnti dell’innovazione.” Concordo, con le dovute cautele. Matrice BCG, Porter, ultimi ritrovati sul fronte della teoria, blah, blah, blah. Un mare nostrum di nozionismo! E se volessi partire proprio dall’università, con idee innovative, pensate e coltivate dentro le sue stesse mura, per lanciare la prossima azienda di Mountain View? Ci sono tutti gli strumenti messi al servizio dall’alto per farlo? Business angels pronti a finanziarti? Barcamp organizzati ad hoc? O solo l’ambizione, da parte degli studenti di prendere un trenta al prossimo esame e sperare di essere assunti, in qualità di manager dipendente, dalle migliori compagnie di consulenza? Io, la risposta me la son data, però sarei curioso di conoscere cosa ne pensono chi di lì ci è passato, e non fugacemente.

    “..i giovani nel frattempo…sognano una “rivoluzione” che venga dal basso, che non sia “concessa” ma guadagnata.” Con questa frase, isparatrice, hai fatto la mia giornata 😉

    “..ti invito fin da ora al prossimo barcamp ,” esiste il modo di vederlo in streaming, così come l’evento organizzato dal Corriere? Comincio ad avere la nausea da decollo e atterraggio aereo.

    “..Scoprirai così che magari più che nel tardo periodo della Roma Imperiale siamo in un pieno Illuminismo che va vissuto per strada e non in accademia!” Concordo appieno, e ti dirò che mi piace molto l’idea di fare la rivoluzione tra le “strade della rete”, possibilmente in fibbra ottica, anche se il riferimento alle gesta dell’antica Roma si riferiva, parafrasando le parole di Bossi, allo “stivale da donna”, che in questi giorni boccia i finanziamenti per le infrastrutture informatiche e minaccia di chiudere Facebook. Forse sarò scemo io da non capire?!

    In bocca a lupo
    G.C.

    • Crepi G!
      Ma anche a te auguro il meglio.
      Ne deduco che sei tornato in sicilia? Definitivamente? Beh allora ci vedremo in streaming, dai..
      Mi spiace per l’esperienza non proprio eccezionale con l‘Università (..)
      In ogni caso io dall’Università -in generale- a posto tuo non mi sarei aspettata di più (..). Il prossimo post te lo dedico. Fammi sapere che ne pensi.

  3. Che dire.. wow! Mi hai fatto rivivere alcuni momenti di quel sabato spettacolare.. non mi resta che “sharare” questo post sulla mia pagina di Facebook.
    Complimenti, mi piace il tuo modo di scrivere!

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