Ciò che dall’evento di Mind the Bridge è emerso, paradossalmente, è che il livello di preparazione degli studenti italiani rispetto agli anni passati, con l’introduzione del nuovo sistema 3+2 e variazioni sul tema, si è abbassato sensibilmente (lo dico gli americani, lo riconoscono i cervelli italiani fuggiti che lì accolgono le nuove leve).
Sembra che nel tentativo di alleggerire il sistema ci abbia rimesso la qualità. Eppure non doveva essere un tentativo per svecchiare la rigida impostazione accademica e nozionistica per aprirsi alle aziende, al mondo del lavoro, alla praticità.. all’innovazione?
In ogni caso, per quanto la mia esperienza lavorativa sia alquanto breve, ho appurato che in generale non è nel mondo aziendale che questa ‘innovazione’ vada ricercata, perché la maggioranza delle aziende -per quanto ho potuto vedere- è costantemente ad un t-1 rispetto al tempo in cui l’innovazione si genera: chi ‘dirige’ ha in media 50 anni (come la media aziendale), e per un 50-enne ‘illuminato’ (perché ce ne sono e ne ho incontrati) ce ne sono almeno altri 5 nella stessa azienda che, nella migliore delle ipotesi, se non lo ostacolano.. non lo ’seguono’; il che significa ‘annacquare’ ogni tentativo di innovare rendendolo un caso isolato piuttosto che una best practice da imitare.
L’idea che mi sono fatta è che l’innovazione la portano le persone con i loro approcci innovativi e la loro apertura e sensibilità nei confronti del nuovo, e la generazione più recettiva a questi temi siamo proprio noi: troppo vecchi per essere ‘nativi digitali’ ma troppo giovani per avere goduto dei privilegi e delle sicurezze della generazione passata (che si è cullata e si è seduta su quelle stesse sicurezze).
Paradossalmente siamo anche i figli di quella generazione che adesso si preoccupa per noi, per i nostri contributi non versati, che già pensano alla loro pensione e si chiedono se noi l’avremo mai.
Siamo quelli che abbiamo meno da perdere proprio perché non abbiamo nulla e viviamo da tempo ormai nell’incertezza.
Siamo quelli a cui la crisi adesso minaccia anche quel poco che siamo riusciti a guadagnare.
Siamo però anche la generazione che ha avuto più opportunità di viaggiare, quella sottoposta a stimoli continuamente nuovi. La generazione costretta a confrontarsi con gap sempre più profondi e da colmare. E siamo ‘affamati’.
Siamo quelli che ricordano bene un’adolescenza (o infanzia) senza cellulare nè web e per questo abbiamo la capacità di stupirci ancora per ogni nuova applicazione e abbiamo la capacità di goderci fino in fondo ogni piccolo passo avanti.
Beh, quel passo avanti siamo proprio noi. The Generation Bridge.